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Sconfiggere la pigrizia: sì o no?

Questa mattina mi sono alzata dopo ben dodici adolescenziali ore di sonno. Dovevo mettermi in pari. Mentre spremevo un limone (bevanda mattutina benefica anche se masochista) pensavo alla pigrizia e sono andata su Wikipedia, strumento da ‘pigri del XXI secolo’ per eccellenza, a cercare la definizione:  “mancanza di determinazione nel compiere un'azione di cui si riconosce l'importanza. Per traslato la parola definisce anche la lentezza di alcuni oggetti o animali.”

Credo di essere pigra. Non sempre e non per tutto. In più i pigri m’infastidiscono e divento iperattiva se li ho vicini. Spesso dà fastidio vedere i propri limiti negli altri, no? Però mi riconosco nella definizione, un po’ per esame di coscienza, e un (bel) po’ perché il mio socio di vita è tutt’altro che pigro, quanto meno lo è in aree diametralmente opposte alle mie, e quindi mi riconosco nella differenza. Se ci dobbiamo alzare alle 7 io metto la sveglia dalle 6:00 ogni dieci minuti fino alle 7, cosi mi sveglio a rate e finisco i sogni, lui invece la programma per le 7 e mentre con una mano la spegne con l’altra si sta già lavando i denti.  Cosi mentre il suo rituale corto e pragmatico a volte mi genera invidia, il mio può soltanto dare fastidio.

Ma al di là della vita quotidiana, dove mi muovo abbastanza e senza indugio, ora siamo in vacanza sulle colline laziali (sia noi sia gli amici polacchi credevamo fossero umbre)  e ogni giorno mi succede come oggi, che mentre spremo un limone lentamente per non spaccare il torpore, il socio mi domanda a doccia fatta e con occhi entusiasti: “andiamo a fare un giretto?”

In quel momento vedo come se dalla sua fronte e dalla mia uscissero due immagini animate, come dal cinematografo. In una vedo che saliamo tutti in macchina a prendere cappuccino e giornale, poi la strada, le curve, un cartello che indica un castello, lo giriamo in lungo e in largo con una guida in mano, ancora la strada, un paesino medievale, noi che camminiamo sotto il sole di mezzogiorno,  botteghe, artigiani, prodotti tipici, una trattoria, ottimi piati caserecci e qualche aneddoto da cameriere misto toscano. Nell’altra vedo un’atmosfera sognante, un tavolo sotto il pergolato,  un bicchiere con acqua e limone, la moka che borbotta, il mate pronto per iniziarlo dopo, pane tostato e miele, un libro segnato con una pagina piegata verso la fine, il cinguettio degli uccelli, farfalle bianche sul prato, attorno le colline, e nessun impegno. È  in questo momento che una secchiata di senso di colpa m’inzuppa il cuore con l’acqua della sorgente che proviene da quel “di cui si riconosce l’importanza” della definizione.

Succede come con i vegani: non c’è teoria nutrizionale che possa contrastare la superiorità morale della loro scelta. E così anche se tu, onnivoro, sei più equilibrato, sia nutrizionalmente sia psicologicamente, la loro scelta ha una bontà verso gli esseri viventi (tranne te e la tua categoria della quale alcuni si ciberebbero fino a farla scomparire per vivere dopo in armonia) che è impossibile da battere.

Noi pigri ci sentiamo in colpa perché non siamo ignoranti detrattori della cultura, facciamo solo fatica a mettere in moto il nostro corpo, a rompere la barriera del torpore, a scomodarci, facciamo fatica a scegliere di sudare sotto il sole in un magnifico paesino quando potremmo leggere un libro a bordo piscina. Capiamo e riconosciamo l’importanza dei luoghi, della storia, degli oggetti, ma se ci propongo di partire appena svegli a vedere una necropoli etrusca tendiamo a pensare che ne abbiamo già vista una, anni fa, e a meno che tu non sia un archeologo, vista una viste tutte. Siamo goderecci, un po’ in sovrappeso, amanti dei dolci e dei momenti conviviali, non vi inviteremo mai a giocare una partita di niente se non di carte.

Quando si parla di pigrizia si abbina spesso a parole come "abbandonare" "sconfiggere". Una mia amica dice che soprattutto nelle grandi città siamo vitali, la nostra lentezza e il nostro principio di "massima resa col minimo sforzo" contrasta un po' la frenesia. In campagna fino a quando non ci invitano a zappare la terra, passiamo inosservati.

Al di là di sconfiggerla, io, e in modo vergognosamente autorefernziale, credo che ogni pigro come me dovrebbe cercarsi un socio come il mio. Qualcuno che fresco di doccia e con occhi entusiasti da bambino tiri il nostro carro carico di giustificativi per rimandare.

Oggi mi sono presa una pausa e sono qui da sola sotto la pergola,  ma dopo dodici anni di convivenza sono convinta che devo (quasi) sempre rispondere “si, andiamo”, senza pensare, e vedrò panorami, castelli e paesi magici che non avrei mai scoperto, assaggerò cose nuove come la pappa al pomodoro, i pici agliati e tozzetti nel vino, e parlerò con persone che non avrei incontrato e saprò cose come che i pitigliani si mettono il “pisciama” come i toscani ma guardano il “teleggiornale” come i romani. E ogni tanto avrò conferme importanti, come quella che gli gnomi esistono, guardando alla base di un albero all’interno di un’altra necropoli etrusca.

 

 

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